CUCINA GHIOTTA

A • little • food • diary

14/03/16

Ciambella sofficissima alla panna



Faccio capolino dopo quasi un mese, un mese lungo, impegnativo, fatto di alti e bassi, di soddisfazioni e di preoccupazioni, di sorrisi e pianti,  insomma, un mese intenso. Avevo perso un po' la vena di fotografare e pubblicare, ma non quella di cucinare, sebbene per qualche settimana non abbia avuto molto appetito. Ma adesso è tornato, come la mia voglia di essere più presente su questo spazio. Voglia che sarà difficile soddisfare dato il sempre meno tempo a disposizione e un trasloco alle porte, ma farò il possibile per condividere le mie imprese migliori.
Così riparto da una ciambella da colazione, sofficissima, in grado di raddrizzare le mattinate in cui ci si alza col piede sbagliato. Di quelle che ne tagli una fetta grossa e ci spalmi sopra un bello strato di marmellata, il tutto accompagnato da un buon caffè o un tè. Spesso si è letto "le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè, perchè la colazione deve essere abbondante", ma il dolce dove lo mattiamo? Io scommetto che un posticino in prima fila c'è sempre, se poi uniamo tutte le altre variabili possiamo sorridere felici.  Godetevi il mio ben tornato e se la preparate fatemi sapere.

Share:

14/02/16

L'impasto della domenica: grissini a lievitazione naturale con farina macinata a pietra

Da un po' di mesi a questa parte ho preso l'abitudine a panificare ogni week end. La mia pasta madre ha ormai quasi due anni, ma inizialmente mi capitava di rinfrescarla e di non utilizzarla, con il problema di ritrovarmi con troppo impasto rinfrescato. Adesso invece non ho di questi problemi, sia perché rinfresco e panifico ogni fine settimana, sia perché ho imparato a utilizzare l'esubero di rinfresco per fare delle schiacciatine "da divano" (mi piace chiamarle così) con sale grosso di Cervia davvero niente male!
Col tempo ho preso più confidenza con gli impasti, ma soprattutto con i tempi, e questo mi permette di organizzarmi con molta più facilità. Ho scoperto che panificare non comporta mai perdita di tempo, anzi, impastando io "prendo tempo", per me stessa; eh si, perché impastare fa sentire bene, è terapeutico,  e durante il riposo è possibile dimenticarsi dell'impasto e dedicarsi ad altro.
Forse il mio discorso lo può comprendere a pieno solo chi, come me, ha cominciato una relazione con i lievitati. Riconosco che la lentezza con cui l'impasto cresce si ripercuote, positivamente, su me stessa. Riesco a rilassarmi meglio, anche durante quelle domeniche frenetiche in cui cucino e pulisco come se non ci fosse un domani. La presenza di un impasto coperto all'interno di una stanza crea un'atmosfera confortante. Fare il pane significa creare e prendersi cura dell'impasto, utilizzando tutti i sensi: sentirlo sotto le mani, annusarlo, tenerlo d'occhio, controllare la cottura avvicinando l'orecchio e sentendo il rumore sordo del fondo del pane, assaggiarlo e gioire del proprio traguardo. Il pane rappresenta un percorso dove ogni passo è un presa di coscienza in più.

Share:

03/02/16

Castagnole alla ricotta


Non ho mai adorato il carnevale. In vita mia mi sono travestita davvero pochissime volte e quando l'ho fatto non ho mai dimostrato, neanche da piccola, tutto questo entusiasmo. Sarà che all'asilo, quando le altre bambine si travestivano da principesse, io ero sbirulino o una majorette (vai a spiegare alle altre bambine che cos'è una majorette...). Non che io volessi essere una principessa, ma il mio desiderio era di avere, quantomeno, una parvenza un po' più femminile. Questo dal momento che da bambina mi scambiavano spesso per un bel maschietto (soprattutto quando mia madre ebbe la meravigliosa idea di tagliarmi i capelli a padellino/elmetto). E' anche vero che una delle mie foto preferite è di me, piccolissima, travestita da paperella.
Però qualcosa del carnevale in grado di procurarmi entusiasmo c'è. E sono i dolci fritti. Una tradizione che in casa mia non è mai mancata.
Tra cenci (o fratte), frittelle di riso e castagnole, la festa è sempre stata ed è tutt'ora assicurata. A dire la verità in questo periodo si sfornano anche schiacciate alla fiorentina e berlongozzi, ma i dolci fritti non si fanno tutti i giorni e la soddisfazione è quindi doppia. Poi, a dirla tutta, la schiacciata alla fiorentina in questo periodo adoro comprarla, ma non perchè non la sappia fare, ho la ricetta e qualche volta l'ho cucinata e servita farcita di chrema chantilly, ma quella di Giorgio è talmente buona che non si descrive e non si può non premiarsi almeno una volta l'anno; la si trova solo in questo periodo ed è talmente gettonata da doverla addirittura prenotare.
Ma tornando al nostro fritto, per anni l'ho fatto senza poterlo mangiare, il mio stomaco per un certo periodo faceva sempre le bizze e, come spesso succede, una cosa che fa male finisce per non piacerti. Poi sono invecchiata cresciuta e vai a capire cosa è successo, adesso pecco molto di più.
Vi riporto direttamente la ricetta di mia mamma, io a volte diminuisco le dosi perchè in casa siamo solo in due, in altre occasioni ho fritto l'impasto in due giornate diverse tenendo metà impasto avvolto nella pellicola in frigo.

Share:
© CUCINA GHIOTTA | All rights reserved.
Blogger Template Designed by pipdig