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Benvenuti in questo piccolo spazio di cucina fatto di ricette semplici e genuine. Pubblico e fotografo per piacere, per condividere con tutti il piacere del buon cibo.

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19/02/17

UN CAMBIO DI PROGRAMMA: FRITTELLE DI PASTA CHOUX


Metti una domenica mattina (di due settimane fa), metti che vuoi preparare una cosa ma poi non hai abbastanza di un ingrediente, metti che cambi idea, metti che prepari la pasta choux e la friggi e la passi nello zucchero. Poi qualche frittella te la mangi così, qualcun'altra la farcisci con della crema. Tutto così semplice e buono. Oddio...semplice, per qualcuno la pasta choux potrebbe non essere proprio un gioco da ragazzi, ma io dopo l'acquistone del libro di Dario Bressanini non ho più nessuna difficoltà. Provare per credere. 
E quindi, prima che il periodo di carnevale finisca, vi buttò lì una ricetta alternativa che è la prova che ogni tanto deviare dal sentiero prefissato può portare delle sorprese. Inizialmente avevo in mente di fare altro, ma per la prima volta mi sono ritrovata con tante uova e pochissima farina. Di solito le uova sono "precise" e la farina abbonda. Quindi, grazie domenica e grazie pigrizia che mi avete fatto scoprire che la pasta choux fritta e ben zuccherata è una vera goduria! Soffice, leggera, traditrice...mangi un frittella e poi altre venti! E vi dirò di più, anche senza farcitura vi piaceranno! Ne mangerete di più!

FRITTELLE DI PASTA CHOUX

ripiene di crema chantilly


PER LA PASTA CHOUX
125ml di acqua  - 125ml di latte - 100g di burro - 160g di farina  4 uova - 1/2 cucchiaino di sale - 1 cucchiaino di zucchero - abbondante olio di semi di arachide - Ricetta tratta dal libro "La scienza della pasticceria.La chimica del bignè. Le basi" di Dario Bressanini

PER LA CREMA CHANTILLY
500ml di latte - 120g di zucchero semolato - 40g di farina 00 - 100g di tuorli (*) - 1/2 baccello di vaniglia - 125ml di panna
(*) tra i 5 e i 6 tuorli

Preparate la crema pasticcera. Incidete il baccello di vaniglia in lunghezza e grattate via i semini interni. Mettete da parte. In una casseruola scaldate il latte insieme al baccello di vaniglia svuotato. Portate a bollore. In una ciotola sbattete i tuorli con lo zucchero e i semi di vaniglia. Sbattete energicamente aiutandovi con una frusta. Unitevi anche la farina setacciata e incorporatela velocemente al composto. Una volta che il latte avrà raggiunto il bollore togliete il baccello e versate il liquido sulla preparazione di uova; mecolate delicatamente per amalgamare gli ingredienti poi spostate il tutto sul fuoco. Continuate a mescolare con la frusta fno a quando la crema farà le prime bolle. Versate la vostra crema pasticcera in una piccola teglia dove possa distendersi il più possibile e laciate raffreddare. Affinchè non faccia la crosta coprite la crema con della pellicola alimentare o cospargete di zucchero semolato. 
Preparate la crema chantilly. A parte montate la panna e incorporatela (ancora soffice) alla crema pasticcera. Lasciate riposare e passate alla preparazione successiva.

Preparate la pasta choux. Mettete acqua, latte, burro, sale e zucchero in una pentola su fuoco moderato. Portate il liquido a ebollizione e aggiungeteci tutta insieme la farina setacciata. Fatelo subito altrimenti i liquidi evaporeranno e le dosi non torneranno più. Mescolate bene aiutandovi con un mestolo o una spatola per circa un minuto fino a ottenere un composto asciutto e liscio. Abbassate al minimo il fuoco e lavorate la pasta per altri due o tre minuti per farla asciugare ben bene. E' importante non cuocere troppo l'impasto altrimenti la farina rilascerà i liquidi assorbiti. Mettete la vostra palla in una ciotola e lasciatela raffreddare almeno fino sotto i 60° ( se avete un termometro usatelo). E' il momento di aggiungere le uova; in molti ricettari vengono aggiunte una alla volta ma io ho seguito il consiglio di Dario Bressanini e le ho sbattute bene prima dell'uso così da amalgamare bene tuorlo e albume. Incorporate la miscela di uova un po' alla volta nell'impasto e mescolate sempre fino al completo assorbimento. Prima di aggiungere le ultime uova controllate la consistenza della vostra pasta: sollevandola con il cucchiaio/mestolo deve formare un nastro denso (o, come scrive Bressanini, "cadendo forma una sorta di V"). Mettete la pasta choux in una tasca da pasticcere.

Friggete le vostre frittelle. Scaldate abbondante olio di semi di arachide in una padella per friggere. Ricordatevi che le frittelle devono galleggiare per friggere bene su tutti i lati. Quando avrà raggiunto la temperatura (**) friggete la pasta choux facendola colare direttamente sull'olio caldo porzionando l'impasto con l'aiuto di un coltello. Quando saranno ben dorate scolate le frittelle su carta assorbente e fatele poi rotolare nello zucchero semolato. 

(**) sui 180° circa, oppure potete fare la prova del mestolo: se immergendolo si formeranno le bollicine intorno potete friggere.

Farcite le frittelle. Trasferite la crema chantilly in una tasca da  pasticcere con il boccuccio rigido che vi aiuti nella farcitura.  Riempite di crema le frittelle e servite. Cercate di farcirle il prima possiile.

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31/01/17

BISCOTTI ALL'OLIO E VIN SANTO

C'è un momento nella vita in cui ti guardi indietro e capisci di essere un'altra persona, diversa, più ricca, forse più stanca o provata, ma con un bagaglio pieno di biglie colorate in pieno stile "inside out". Il momento in cui raggiungi la "consapevolezza" non è più possibile tornare indietro. Albert Einstein diceva

La mente che si apre ad una nuova idea non torna mai alla dimensione precedente

Ogni nuova esperienza apre un cassetto che non è più possibile chiudere. Anche quando provi a chiuderne uno, quello resta lì, sempre pronto a ricordarti che è parte della tua vita, che non puoi dimenticarlo; puoi solo metterlo da parte o, a distanza di tempo, guardare quel ricordo con occhi diversi. Ma questo fa parte del gioco, le lenti con cui guardi il mondo cambiano, si evolvono continuamente. L'importante è cogliere quante più sfumature possibili. E non solo coglierle, ma riuscire a fare qualche passo indietro e ammirare l'insieme. Esistono colori belli e colori brutti; sarebbe bello disfarsi dei secondi, ma potrebbero servire a creare quelle sfumature che migliorano il disegno. 
Non ho perso completamente il senno per scrivere certe cose, sono solo in un periodo di riordino dei cassetti, di cambio di priorità, di nuove piccole consapevolezze in vista di nuove sfide. Ho voglia di respirare aria nuova, di evadere un po', di uscire da quel perimetro che la quotidianità impone naturalmente. Ho voglia di "crearmi" più tempo, perchè ha ragione il "tempo" in Collateral Beauty: le ore e i giorni è come noi siamo abituati a vedere e vivere il tempo, ma il tempo è un dono a nostra disposizione e siamo noi a decidere come sfruttarlo. E' un dono e non bisogna buttarlo via. Io mi ripeto sempre che vorrei più tempo, lo sento dire continuamente da altri, ma se non avessimo orari, orologi, come sfrutteremmo il nostro tempo? Io sono dell'idea che non possiamo fare a meno di orari, sveglie, impegni e responsabilità, ma penso sia possibile permettersi ogni tanto di sganciarsi da certi vincoli ed evadere un po'. Ed è con questo post e con questo ricordo di campagna fiorentina che mi concedo un po' di tempo.  
Questi biscotti sono quelli di Caterina, proprietaria della Fattoria I Ricci di Rostolena, in Mugello. Lei e il suo agriturismo sono per me aria fresca e spensieratezza. Adoro questi suoi biscotti perchè sono dei perfetti intramezzi. Sono tra il dolce e il salato, quindi li puoi mangiare a qualsiasi ora, anche a fine pasto prima del dolce. Per me è impossibile mangiarne uno solo, come minimo ne mangio tre per volta. Poi sono rustici...e io adoro il rustico imperfetto, genuino, sincero.   

BISCOTTI ALL'OLIO E VIN SANTO DI CATERINA

con uvetta e pinoli


INGREDIENTI:
300g di farina
100g di zucchero
100g di olio evo
50g di vin santo
8g di lievito
40/50g di pinoli
uvetta a piacere
la scorza di 1/2 limone
PROCEDIMENTO:
In una ciotola unite farina, zucchero, lievito, pinoli, uvetta (ammollata e strizzata) e scorza di limone. Mescolate bene gli ingredienti secchi e, successivamente, unite olio e vinsanto. Impastate e cercate di formare una palla. Staccate con le mani pezzetti di impasto e senza maneggiarli posizionateli su una teglia ricoperta di carta forno ben distanziati tra loro. Cuocete in forno a 200°per circa 20 minuti. Fate raffreddare prima di servirli. Buoni così o con un po' di zucchero a velo.


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01/01/17

TORTA SOFFICE ALL'ARANCIA CON FARINA DI PATATE E MANDORLE

Eccolo, il nuovo anno. Cosa può mai cambiare tra il 31 e l'1? Siamo soliti in questo periodo fare bilanci e nuovi propositi per l'anno che verrà. Fino a qualche anno fa scandivo diversamente i miei anni, per me andavano da settembre a settembre, come la scuola, solo che a fine di questo periodo c'erano le vacanze, la fine degli esami e la fuga al mare, qualsiasi mare. E anche se adesso le mie vacanze sono molto più ridotte, tendo ancora un po' a fare i conti con me stessa a fine agosto/inizio settembre, spesso di fronte al mare. 
A ogni modo la domanda "buoni propositi per il nuovo anno?" mi è stata fatta e quindi non ho potuto fare altro che pensarci e tra le cose che mi sono venute in mente (non posso scriverle tutte, anche solo per scaramanzia) ci sono letture, viaggi, salute psico-fisica e ricerca/studio (che non guastano mai).
A proposito di letture, sono a metà del libro "L'uomo che inseguiva i desideri"di Phaedra Patrick. Un libro che mi sta facendo riflettere (appunto) un bel po'. Mi sta dando conferma che nella vita non si smette mai di scoprire e imparare nuove cose, e che la vita può sorprendere ognuno da un momento all'altro, basta ogni tanto lasciarsi andare e guardare oltre i confini che per natura tendiamo a imporci. Quindi, facendo tesoro di questa piccola dottrina, faccio un bel respirone sperando di ottenere quei piccoli cambiamenti che inseguo da un bel po'. VOGLIO SORPRENDERMI!

Il primo giorno dell'anno l'ho passato a casa, a fare più o meno le solite cose, ma in più ho aggiunto una bella fetta di torta, un tè caldo, la coperta e il mio kindle. Una fetta di torta però leggera, soffice, senza burro nè olio, e addirittura senza glutine.  Non sono mai stata per le torte senza questo o senza quello, ma questa qua è davvero buona pur essendo fatta con pochi ingredienti. L'importante è montare bene i tuorli con lo zucchero e li albumi a parte.   



Ricetta riadattata dal libro "Farine Dimenticate"di Simona Recanatini e Sonia Sassi, Gribaudo Editore.   

TORTA ALL'ARANCIA CON FARINA DI PATATE E MANDORLE

INGREDIENTI:
75g di farina di patate
75g di farina di mandorle
(oppure 150g di sola fecola come da ricetta originale)
100g di zucchero
4 uova
1 arancia
PROCEDIMENTO:
Accendete il forno a 180°. Separate i tuorli dagli albumi e lasciate quest’ultimi da parte. Grattugiate la scorza dell’arancia evitando la parte bianca e spremetene il succo. Con la frusta montate bene bene i tuorli con lo zucchero. Unite metà del succo d’arancia e la scorza. A parte montate a neve ferma gli albumi e unitela al composto mescolando sempre dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto. Unite da ultimo le due farine setacciate e mescolate il tutto delicatamente cercando di amalgamare tutti gli ingredienti. Imburate e infarinate una tortiera da 20cm di diametro e versateci l’impasto. Cuocete per 20-25 minuti senza mai aprire il forno. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura. Fate raffreddare prima di servire spolverizato con delo zucchero a velo o del cacao.
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24/12/16

BUONE FESTE

Questa volta niente ricetta. Questo post vuole essere di augurio, di buone feste, a tutti i miei lettori. Ma anche a chi passa di qui ogni tanto o scopre questo spazio per la prima volta.
Mi piace moltissimo la vigilia di Natale, perché la sera è come se il tempo fuori si fermasse e tutta la vita si concentrasse dentro le case. I negozi chiudono, gli amici si salutano e si fanno gli auguri, la gente rincasa magari carica degli ultimi regali, mentre qualcuno in cucina è tutto preso nella preparazione della cena della vigilia. I bambini aspettano di poter scartare i propri regali e magari insieme a mamma preparano il piatto di biscotti da lasciare a Babbo Natale. Io, a dire la verità lasciavo spesso la cotoletta fritta o qualcosa di simile, perché in realtà Babbo Natale era mio fratello che rincasava dopo una sera fuori con gli amici. Ma io non lo sapevo e per me era sempre una sorpresa vedere che BN aveva spolverato tutto e riposto il piatto nell'acquaio.
Mi godo quindi questo momento di calma e relax (io non cucino a questo giro) in attesa di iniziare il tour de force che da questa sera finirà dopodomani, per il mio 31simo compleanno.  Accendo tutte le lucine presenti in casa e la mia candela alle spezie natalizie. Di tanto in tanto agito la mia palla di vetro (che adoro) e metto su qualche canzone di sottofondo. 
Quest'anno penso di aver fatto un bel passo in avanti, sono arrivata fin qui e, come per magia, mi sono scrollata di dosso tutti i pensieri negativi, tutti gli impegni che dovrò affrontare dopo le feste, mi sento leggera e sorridente. E spero che tutti possano prendere questi giorni come un pretesto per arrabbiarsi meno, pensare più positivamente, spostare la lente sulle cose belle della vita e alleggerirsi dal peso del "materiale".  La felicità è una questione soprattutto mentale, ricerchiamola nelle piccole cose e nei grandi sentimenti che accompagnano la vita: amore, amicizia, famiglia. Troviamo tempo per noi stessi ma anche per le persone care; pensiamo in grande senza rincorrere obiettivi materiali o che non possono donare più felicità di quella che si ha già.  Abbracciate le persone a cui volete bene.
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11/12/16

CROSTINI NERI AL VIN SANTO, PER I GIORNI DI FESTA E NON SOLO

In ogni tavola toscana che si rispetti il crostino nero, o crostino ai fegatini (di pollo), non manca mai. Anche nelle osterie se chiedi un antipasto misto toscano, oltre ai classici affettati, non manca mai il crostino nero. E' il crostino nelle feste, o di quando inviti qualcuno a pranzo o a cena. 
Ho visto spesso, soprattutto nei supermercati, vendere il "patè" di fegatini; molti pensano che sia la stessa cosa dei fegatini preparati in casa dalle nonne/mamme. ANCHE NO. Sebbene talvolta il sapore si avvicini alla versione home made, la consistenza del vero "fegatino" è granulosa non liscia. Difatti per preparlarlo si usa la "coltella" o la mezzaluna. 
Quindi, se volete cimentarvi nella preparazione di questo classico toscano, eccovi qui la ricetta. Ho cercato di tradurre in dosi quello che di solito, anzi sempre,  faccio a occhio. Purtroppo, o per fortuna, i piatti della tradizione hanno l'affascinante filosofia del fare a occhio. Quindi spesso un piatto varia da paese a paese, anzi da borgata a borgata, se non addirittura da cucina a cucina. Vedi la ribollita, la pappa al pomodoro, i tortelli mugellani, l'acqua cotta, la trippa, ecc. Sono dunque sicura che qualche mio vicino di borgata possa esclamare "in casa mia e si fanno diversi!" oppure "io ci metto più acciughe! O che vin santo tu usi? Quello comprato o quello fatto come dio comanda!". 

CROSTINI NERI AL VIN SANTO

per i giorni di festa...e non solo


INGREDIENTI:
200g di fegatini di pollo  freschi e ben puliti
150-200g di trito di odori * 
oppure 1 cipolla media-grande
1 bicchierino vin santo q.b.
sale e pepe q.b. 
olio evo
brodo vegetale q.b.
capperi sottosale q.b.
qualche alice sott'olio**

 * c'è chi utilizza all'incirca lo stesso peso di fegatini e odori, io spesso vado a occhio, ma cerco di non esagerare e di mantenermi al di sotto e di utilizzare più cipolla rispetto agli altri ingredienti. Non voglio che il sapore delle verdure prevalga sui fegatini. ATTENZIONE: si può utilizzare anche solo la cipolla!

** C'è chi utilizza la pasta di acciughe in alternativa.


PROCEDIMENTO:
tritate di odori e sminuzzate con la coltella i fegatini. Rosolate gli odori in un tegame in un po' di olio, unite il trito di fegatini e fateli ben colorire. Sfumate quindi con un bicchierino di vin santo. Una volta evaporato aggiungete mezzo bicchiere circa di brodo vegetale di modo che il composto rimanga sempre umido e mai troppo asciutto. Fate di cuocere per qualche minuto a fiamma bassa. Vedrete che il composto comincerà a scurirsi. A fine cottura unitevi una manciata di capperi sottosale che avrete ben sciacquato sotto l'acqua e qualche filetto di alice sott'olio. Fate amalgamare, aggiustate di sale e pepe.
Adesso mettete il composto su un tagliere e CON UN COLTELLO O UNA MEZZALUNA tritate il tutto. Evitate il frullatore altrimenti perderete la granulosità e rischierete che vi diventi un patè spalmabile. Però se siete bravi ve la passo... Magari ci metterete un po' di più a mano, ma ne vale la pena.
Aggiungete un po' di olio se ritenete sia troppo asciutto. Spalmate sulle fette di pane oppure conservatelo in un barattolo ben chiuso fino a quando non lo dovrete utilizzare, scaldandolo di nuovo sul fuoco stando attenti che non si asciughi troppo. 

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08/12/16

BRIOCHE A LIEVITAZIONE NATURALE ALLE MELE

A volte sento il bisogno di fermarmi, sia mentalmente che fisicamente. Sento il bisogno di prendermi tempo, di rallentare i pensieri che viaggiano sempre a velocità supersoniche. Quando, ad esempio, devo tornare indietro di una pagina del libro che sto leggendo perché nel frattempo i miei pensieri si sono distaccati dalla storia perdendo passaggi importanti; oppure quando lui parla e io ho la testa altrove e passo per quella che non ascolta…beh, in effetti è vero, a volte sento ma non ascolto, ma è più forte di me, domare i pensieri in certi giorni mi è davvero difficile. Incastrare gli impegni, cercare di rispettare un scaletta o una tabella di marcia, io ci provo ma il mio spirito spesso va controcorrente, perché la verità è che io sono quella che compra le agende e dopo poco non le usa più, fotografa la lista della spesa e poi non la segue, perché tanto mi ricordo tutto. La maggior parte delle volte è così,  ma nei giorni di maggior traffico mentale è come se la matita si fosse spuntata e non riuscissi ad aggiornare la to do list che ho in testa, costringendomi a improvvisazioni e a qualche sbadataggine qua e là. E' qui che spesso mia madre mi ricorda quanto assomigli a mio padre: "figlia mia, per parecchie cose sei uguale a tua padre, avessi ripreso qualcosa da me!". Della serie mater semper certa est, ma nel mio caso pure il pater.    

E’ proprio dopo una serie di giornate davvero troppo piene, direi parecchio "trafficate", quando comincia a salire la stanchezza e a venir fuori la mia indole da sbadatella incallita, che capisco che è giunto il momento di dover rallentare la corsa e ritornare a una gestione più distesa della mia vita. Ho vari rimedi a cui attingere e, ovviamente, la cucina è uno dei miei rimedi preferiti. Ci sono certi gesti che hanno un potere speciale su di me: impastare, condire, infornare, rimestare, invasettare, ecc. Tutti capaci di calmarmi e distendere i tratti del viso. E non potete immaginare quanto sia stato terapeutico preparare questa brioche domenica mattina; o forse sì! ;-)

Brioche a lievitazione naturale 

con mele, cannella e scaglie di mandorle


INGREDIENTI
500g di farina forte
250g di latte
100 g di pasta madre attiva
80 g di zucchero
1 pizzico di sale
2 tuorli
80 g di burro morbido (pomata)

PER LA FARCIA
1 mela
50g di burro
50g di zucchero
cannella q.b.
mandorle a lamelle


PREMESSA: io ho rinfrescato il lievito madre il sabato pomeriggio, preparato l'impasto la sera dopo cena e preparato la brioche l'indomani mattina.
 
PROCEDIMENTO
Sciogliete la pasta madre nel latte direttamente nella ciotola dove impasterete. Unite i tuorli e lo zucchero e mescolate. In questa fase ho proceduto a mano, senza azionare il robot. Aggiungete solo metà della farina, mescolate velocemente a bassa velocità con la frusta a gancio. A questo punto unite il burro ammorbidito (pomata) a "fiocchi" (separandolo con le mani) e la restante farina con un pizzico di sale. Aumentate la velocità da bassa a media e lasciate incordare l'impasto. Spegnete. Ungetevi le mani con il burro, prelevate l'impasto dalla ciotola e lavoratelo velocemente a formare una palla senza aggiungere farina. Lasciate lievitare in una ciotola coprendola con un'altra più grande. Fate riposare l'impasto tutta la notte. Prima di lavorare nuovamente l'impasto preparate la farcia. Fate fondere il burro a bagno maria, unite poi zucchero. Lasciate da parte. A questo punto prelevate l’impasto, sgonfiatelo sulla spianatoia, formate un rettangolo ben definito,  pareggiando quindi i contorni con un coltello o una rotella (con gli scarti ci potete fare dei nodini di pan brioche come nella foto). Mescolate la farcia e spennellate bene la superficie del rettangolo di pan brioche. Spolverizzate di cannella in polvere (q.b. secondo i gusti). Tagliate una mela a fettine sottili e disponete quest'ultime sopra la farcia stando attenti che le fette non si sovrappongano troppo. Arrotolate il rettangolo perla parte lunga. Tagliate il rotolo ottenuto in rondelle di 2,5-3 cm di spessore. Disponetele a cerchio in una tortiera da ciambella di 20cm di diametro (compreso il buco centrale) ben imburrata. Spennellate con la farcia rimasta e decorate con delle mandorle a lamelle. Lasciate lievitare 30 minuti - 1 ora. Infornate a 180°C e lasciate cuocere per circa 20-25 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare. Completate spolverando con un po'  di zucchero a velo.


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28/11/16

LA RIBOLLITA, COME PIACE A ME

Questo post non sarebbe mai esistito, o avrebbe tardato ad arrivare, se non fosse intervenuta Alessia che in un messaggio, chiaro e diretto, mi ha scritto “Fra, voglio fare la ribollita, non ce l’hai sul blog?”. Ecco, “non ce l’hai sul blog”. In verità una volta esisteva un bel post sulla ribollita, ma nel primissimo spazio di cucina ghiotta (correva l’anno 2011), che adesso non c’è più … storia lunga, ho perso tante ricette, tra cui questa. Quindi è tempo di rimediare. Ho colto l’occasione per passare la ricetta ad Alessia e prepararmi una bella ribollita da mettere qui sul blog. Dovrete scusarmi se ve la presento così, con una sola foto, ma la gestione del tempo ultimamente è diventata come, se non peggio, una corsa a ostacoli, un tetris continuo.
Ve la propongo come piace a me, come sono sempre stata abituata a mangiarla. Eh si, perché in base alla zona in cui ci si trova, la ribollita può trovarsi più o meno asciutta, con la patata o non, c’è chi addirittura non ci vuole nemmeno un pomodoro, chi ci mette la zucchina e chi invece “la zucchina nella ribollita? Occhessei di fori?”. Ma di base rimane il CONCETTO, la bellissima filosofia di questo gran piatto povero: le contadine di una volta, di solito il venerdì, preparavano una bella minestra di verdure, poi ci aggiungevano il pane raffermo e facevano ri-bollire il tutto nei giorni successivi. Che poi più ri-bolli più è buona. E certamente, più ri-bolli e più la minestra si ritira (asciuga), ma io ci aggiungo sempre un po’ di liquido perché mi piace morbida, calda e…con la cipolla a crudo sopra.  Ma conosco gente alla quale piace sentire quella puntina di “bruciacchiato” (non amaro) di quando rimetti sul fuoco la minestra e, dimenticandola un po’ lì, si attacca alle pareti della pentola.
Inoltre, per chiamarsi ribollita, gli ingredienti base che non devono mancare sono: odori, cavolo (verza e nero), fagioli (per me bianchi), pane raffermo. Se poi ci volete infilare un porro ben venga, io ce lo metto praticamente sempre; oppure del cavolo cappuccio, due patatine o una zucchina, un pomodoro maturo, ecc… insomma, l’importante è che tutto sia di stagione, meglio se del contadino o comunque di buona qualità.

Per una volta abbandonate le dosi fisse e sentitevi streghette che mettono gli ingredienti in una grande pentola. Io provo a darvi delle quantità di riferimento, ma quando si preparano certi piatti il buon "fare a occhio" è quasi d'obbligo.


INGREDIENTI:
1 cipolla grande o 2 piccole (per me rossa)
2 carote
1 costa di sedano **
1 porro **
1 mazzetto di bietola
1 mazzetto di cavolo nero e un po' di verza
1 patata grande o 2 più piccole **
2 pomodori maturi **
300-400g di fagioli (per me cannellini) già lessati
300g circa pane raffermo sciocco toscano
sale e pepe q.b.
olio evo q.b.
cipolla fresca per servire

** Ingredienti facoltativi, ma consigliati
IL GIORNO PRIMA
Tritate gli odori e fateli soffriggere in abbondante olio in una pentola bella capiente. Tagliate tutte le verdure a tocchetti e aggiungetele a soffritto. Mescolate per amalgamare gli ingredienti. Io non seguo un ordine, butto tutto dentro. Coprite tutto con abbondante acqua, portate a bollore e lasciate cuocere per 1ora,1ora e mezzo a fiamma moderata. Frullate la metà dei fagioli con un po' della loro acqua. Unite la purea ottenuta alla minestra di verdure insieme anche ai restanti fagioli interi. Lasciate cuocere per un'altro po', tipo una mezzoretta. Aggiustate di sale e pepe, spegnete. In un'altra pentola travasate la minestra alternandola di tanto in tanto con delle fette di pane. Rimettete sul fuoco e portate a ebollizione. Lasciate cuocere un po' fino a quando il pane non si sarà ammorbidito, mescolando di tanto in tanto. State attenti che non si attacchi e, nel caso, aggiungete un po' di acqua. Spegnete e lasciate riposare.  Questa fase la potete fare anche lontano dalla prima cottura della minestra. Io a volte preparo la minestra durante la giornata e aggiungo il pane la sera lasciando poi riposare tutta la notte. Il riposo prima della ri-bollitura è importante, la minestra prende sapore e il pane si amalgama bene. 

IL GIORNO DOPO
Fate ri-bollire tutto per 15-20 minuti mescolando di tanto in tanto e aggiustando la consistenza con un po' d'acqua (se necessario o in base ai gusti di ognuno). Servite nei piatti con un giro di olio e qualche fettina di cipolla fresca (facoltativo, ma estremamente consigliato).

PS: nella foto non c'è la cipolla a crudo...ma quel giorno l'avevo finita. :-D
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23/10/16

RISOTTO PORRI E ZUCCA CON ROSMARINO E NOCCIOLE

Dovrei trascorrere più fine settimana come questo appena passato: nessuna sveglia impostata, cucina ricca e rilassata, passeggiate nel verde con reflex a seguito e chiacchiere a due. 
Il week-end per me è il vero momento di ristoro e cerco sempre di spenderlo nel migliore dei modi, dedicandomi a ciò che più mi piace e mi fa stare bene. Mi rendo conto che non sempre è possibile, che spesso il sabato è utilizzato per colmare la mancanza di tempo dei cinque giorni precedenti, ma bisognerebbe sforzarsi di lasciare più spazio allo svago vero e proprio. 
Io bilancio le giornate in ufficio con le passeggiate, le gite in compagnia o le giornate in tuta chiusa in casa quando piove. Bilancio i pranzi fuori e le cene express con la pasta fatta in casa e un arrosto in forno. Bilancio la colazione coi cereali con una ciambella allo yogurt o una crostata stracolma di confettura. Bilancio i tacchi di tutti i giorni con le pantofole o le scarpe da ginnastica.Abbiamo bisogno di questo, di diversi pesi per bilanciare la nostra vita. 
Questo fine settimana i miei contrappesi sono stati un risotto, l'arrosto di carne con le patate, una lunga camminata nel verde e un bel film sul divano insieme a lui. Io di tutto questo vi lascio giusto il risotto ai porri e zucca con rosmarino e nocciole e qualche scorcio della mia passeggiata. 


La zucca è un'altra mia grande passione in cucina: la adoro nei primi piatti, ma anche arrostita e servita su una fetta di pane col l'olio, o più semplicemente sottoforma di polpette o di muffins dolci. La adoro altresì accostata al rosmarino o alla salvia fritta. Per non parlare del suo colore, così in sintonia con la stagione!
Quando ho per le mani una zucca le idee non mancano mai.  E a dire il vero ho già in mente la prossima ricetta (che spero davvero di riuscire a immortalare per metterla qui) ma devo  aspettare il prossimo fine settimana prima di avere un po' di tempo da dedicare alla cucina!
Nel frattempo godetevi questo risotto, che rispecchia un po' quello che sono in cucina: semplicità e praticità.

RISOTTO PORRO E ZUCCA

con rosmarino e nocciole

Ingredienti: 
200 gr di riso carnaroli 
1 piccolo porro 
400 gr di polpa di zucca tagliata a cubetti
1 cucchiaio di nocciole tostate e tritate finemente 
1 rametto di rosmarino tritato finemente (solo gli aghi) 
brodo vegetale q.b 
formaggio semistagionato a piacere, oppure ricotta salata oppure gorgonzola piccante 
olio evo 
sale e pepe q.b.
Procedimento:
In una casseruola fate rosolare per qualche minuto il porro tagliato a rondelle insieme a un po' di olio. Fate attenzione a non bruciarlo. Unite la zucca a cubetti e un pizzco di rismarino tritato. Fate cuocere dolcemente fino a quando gli ingredienti si saranno ammorbiditi. Aggiustate di sale e pepe. A questo punto potete sceglere se frullare il composto per renderlo cremoso o lasciarlo così com'è. Unite il riso e rimestolate per qualche minuto stando attenti che non si attacchi. Unite un ramaiolo di brodo vegetale (o dell'acqua calda) e lasciate cuocere in base ai tempi richiesti dal tipo di riso mescolando sempre con l'ausilio di un mestolo di legno e aggungendo altro brodo (o acqua) via via che il risotto si asciuga e diventa cremoso. A fine cottura aggiungete qualche cubetto di formaggio e lasciate che il calore li sciolga. Servite nei piatti condendo ciascuna porzione con una spolverata di polvere di rosmarino e nocciole tritate.

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16/10/16

TORTA DI MELE E CAROTE


L’autunno e’ la stagione piu’ dolce, e quello che perdiamo in fiori lo guadagniamo in frutti. - Cit. Samuel Butler

E se l'autunno è la stagione più dolce, di cui ogni anno mi innamoro per i suoi colori e per il suo spirito riflessivo, non potevo non celebrarlo con una torta di mele. Dopo i muffins ho deciso che non era ancora tempo di cambiare frutto. Dopotutto le mele si prestano così bene in cucina. E poi io adoro le torte di mele, tanto quanto gli arrosti della domenica e la pasta fatta in casa. 

Questa volta le mele le ho grattugiate e messe nell'impasto insieme alle carote e alla farina di mandorle. Eccola, una torta umida e soffice come piace a me! Con una bella tazza di qualsiasi liquido caldo è quello che ci vuole! Avrei voluto preparare un bel topping degno delle migliori carrot cake, ma il mio malessere fisico e la pigrizia hanno avuto la meglio. Solo adesso che scrivo il post mi viene da sorridere se penso che ho preparato questa torta proprio ieri in piena fase influenzale, senza pensare che la mela grattugiata è proprio da malati! Non l'ho fatto di proposito ma l'idea mi piace molto. Potrei quasi rinominarla "torta da malati", ma forse la sminuirei; però posso decidere da ora in avanti di prepararmi una torta di mele grattugiate ogni volta che mi ammalo. 


Malati o non malati, questa torta è confortevole ed è in pieno mood autunnale. Non ho abbondato con le mandorle a scaglie perchè A LUI non piacciono molto, ma secondo me ci stanno benissimo, anche dentro l'impasto.  

TORTA DI MELE E CAROTE


Ingredienti:
150g di farina
100g di farina di mandorle
150g di zucchero di canna
3 uova
100g di olio di semi (o 125g di burro)
1 mela (circa 150g)
1-2 carote (circa 70g)
8g di lievito per dolci
mandorle a scaglie q.b.
Procedimento:
Accendete il forno a 180°. Sbucciate la mela e le carote e grattugiatele finemente. Sbattete le uova con lo zucchero fino a quando il composto non avrà raddoppiato di volume. Aggungete poi le polveri setacciate,l'olio e da ultimo la mela e le carote grattugiate. Amalgamate bene tutti gli ingredenti e versateli in uno stampo da 20cm (o altro a piacimento) precedentemente imburrato e infarinato (o coperto da carta forno). Aggiungete in superficie delle mandorle in scaglie e infornate per circa 30 minuti. Fate la prova dello stecchino per verificare la cottura.


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05/10/16

MUFFINS ALLE MELE COTTE



Nella vita ci vuole sempre un diversivo, qualcosa che rompa la monotonia o la fatica quotidiana. Questione di bilanciamento, di benessere, di stabilità. Ognuno sceglie i suoi svaghi, le sue evasioni. Per me un diversivo è svegliarsi la domenica mattina e fare il pane o un ciambellone; un diversivo è andare a fare una passeggiata tra gli ulivi sopra casa; un diversivo è scrivere sul blog; un diversivo è un aperitivo con la mia amica Fede; un diversivo è sentire Alessia la mattina prima di attaccare al lavoro; un diversivo è prendere un treno per Roma per incontrare Alessia, Luigi, Laura e Marco. Un diversivo è incontrarsi di nuovo a distanza di due settimane ed esserne felicissima.
Ed è bello quando incontri qualcuno di persona per la prima volta e senti di conoscerlo da una vita. E' bello non sentire la stanchezza e stare a chiacchierare fino a tardi. E' bello scoprire interessi comuni, scambiarsi idee, parlare di tutto senza fermarsi. Unica pecca la distanza, anche se non rappresenta un vero e proprio ostacolo insuperabile.
E pensare che a unire me, Alessia e Laura è stato proprio il blog; una passione comune, frammenti di vita comune. Così, chiacchiera dopo chiacchiera siamo arrivate a conoscerci di persona. Grazie ragazze!
Dedico a Laura e Alessia questi muffins, ma anche a tutti i miei lettori i quali, nonostante i miei periodi di assenza, mi leggono, mi scrivono e mi seguono sui social.  

MUFFINS ALLE MELE COTTE


INGREDIENTI:
2 uova
100g di zucchero (per me di canna fine)
80g di olio di semi
150g di farina
8g di lievito per dolci
1/2 baccello di vaniglia
1mela media (160g circa)
burro q.b.
cannella 1 pizzico
zucchero di canna fine q.b.
mandorle a lamelle q.b.
PROCEDIMENTO:
Sbucciate la mela, privatela del torsolo e tagliatela a fettine sottili. In una padella antiaderente fate sciogliere una piccola noce di burro. Unite le fette di mela, conditele con un po’ di zucchero di canna e un pizzico di cannella. Cuocete per circa 5 minuti fino a quando non saranno morbide. In una ciotola sbattete bene le uova con lo zucchero, unite i semi di 1/2 baccello di vaniglia, l’olio e le polveri setacciate. Mescolate bene tutti gli ingredienti. Aggiungete da ultimo le mele cotte e amalgamatele al composto ottenuto. Distribuite l’impasto nelle formine (o stampini), spolverizzate con un po’ di zucchero di canna e completate aggiungendo un po’ di mandorle a lamelle. Infornate a 180°per circa 20 minuti.

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13/09/16

QUANDO MAMMA FA GLI GNOCCHI

"Mamma, domenica veniamo all'agriturismo, va bene?" - "Certo, così pranziamo tutti insieme. L'ho già detto alla Cate. Ho pensato di fare gli gnocchi, quindi non arrivare tardi che mi devi dar mano prima di buttarti in piscina". E così è stato, in una calda domenica di fine estate. Ve l'ho già detto qui che per me l'agriturismo di Caterina è un posto magico, una location da sogno, un mondo in cui immergersi e non voler più venir via. Con mia mamma in cucina ritorno un po' bambina, adoro vederla indaffarata e preoccuparsi dei suoi commensali. Mia mamma coccola le persone, coccola i clienti a colazione, cerca sempre di preparare qualcosa in più di modo che non manchi mai niente.  A volte vorrei essere come lei, sempre disponibile e pronta, sempre piena di energie anche se l'età si fa sentire.
E qualche domenica fa mamma ci ha coccolato con gli gnocchi di patate: preparati, lessati, conditi, mangiati e rimangiati.  E dopo aver fatto tutti il bis ha avuto il coraggio di dire: "adesso che vi porto?" - "No basta Brigida, siamo pieni, davvero!".  
Quando mamma fa gli gnocchi starei a guardarla per ore, per riempirmi la mente di ricordi e gli occhi di bellezza. 


Nella ricetta originale di mia madre sono previsti 300g di farina circa (poi dipende da quanta ne necessita la patata, quindi inizialmente è sempre preferibile non aggiungerla tutta in una volta, ma sentire sotto le mani l'impasto e valutare se aggiungerne altra o meno), ma da qualche anno taglia la farina con un po' di fecola, ottenendo risultati migliori con patate anche non proprio farinose.   


INGREDIENTI:
1kg di patate
170g farina
100g fecola di patate
1 uovo intero
1 tuorlo
noce moscata
sale
PROCEDIMENTO:
Utilizzate patate farinose perché durante l’assemblaggio necessiteranno di meno farina. Lessatele e sbucciatele ancora calde. Schiacciatele con lo schiacciapatate e distendetele su una spianatoia di modo che si intiepidiscano. Versate tutto intorno la farina insieme alla fecola. Aggiungete poi uova, sale e noce moscata. Impastate molto velocemente e poco, giusto il tempo di mettere insieme gli ingredienti. Non aspettate che le patate siano totalmente fredde, il giusto calore (che non cuocia l'uovo) favorisce l’assemblaggio. Prelevate una piccola dose di impasto, formate dei rotolini e tagliateli col coltello in tanti piccoli tocchetti. Aiutatevi con della farina se necessario, come nelle foto. Riponete i vostri gnocchi su un vassoio infarinato senza sovrapporli. Lessate gli gnocchi un po’ per volta in abbondante acqua bollente. Saranno pronti una volta venuti a galla. Scolateli e conditeli a piacimento stando attenti a non rimestarli troppo.
Conditeli a piacimento. Mia mamma aveva preparato per l'occasione un buon sugo con i pomodori freschi e del basilico aggiungendo un po' di burrata all'ultimo momento prima di servire.  

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20/08/16

MELANZANE RIPIENE


Avevo promesso di rimettermi in pari con la pubblicazione delle ricette, partendo da quelle più vecchie (in termini di esecuzione). MA ho cambiato idea. Mi rimetterò in pari, promesso. 
La scorsa settimana, per ferragosto, dal momento che eravamo noi due soli a rimettere a posto casa dopo le ferie (ma soprattutto prima del rientro a lavoro), ho deciso di accendere il forno. Non che io sia così masochista, ma è stata un'idea più che altro dettata dalla praticità: schianto tutto in forno e per una buona mezz'ora mi dedico a fare altro. E poi c'è da dire che "imbottire" verdure  mi è sempre piaciuto un sacco.   
Quindi, se avete voglia di accendere il forno e preparare qualcosa velocemente, questa è un'idea oltre che carina molto buona.

INGREDIENTI
2 melanzane non troppo grandi tonde o ovali 3-4 pomodori ramati
1 cucchiaino di capperi sottosale tritati
filetti di acciughe
olive taggiasche
origano (fresco o secco)
pan grattato per la cottura in forno
1-2 spicchi di aglio
1 cipollotto
olio evo
sale e pepe
1 mozzarella (o altro formaggio)
PROCEDIMENTO
Lavate le melanzane, tagliatele a metà nel senso della lunghezza. Incidete a griglia la polpa lasciando intatto il bordo per poco meno di 1 cm (io incido il contorno e poi l'interno). Scavate la polpa interna, dovrebbe venir via a piccoli tocchetti. Adagiate le mezze melanzane su una placca ricoperta da forno, salate, condite con un giro d'olo e infornate subito per 20 minuti a 180°. Lavate i pomodori e tagliateli a dadini. Preparate anche un trito di capperi, acciughe, cipollotto e qualche oliva. In una padella antiaderente fate scaldare un po' di olio con l'aglio e il trito appena ottenuto. Fate soffriggere senza bruciarlo. Potete aggiungervi anche un po' di peperoncino se volete. Togliete l'aglio e aggungete i pomodori e la polpa di melanzane. Salate e pepate, cuocete per circa dieci minuti rimestando di tanto in tanto. Unite da ultimo qualche altra oliva tagliata grossolanamente col coltello e qualche foglia di origano (se secco non esagerate). Sfornate le melanzane, condite l'interno con il ripieno e cospargete con un po' di pangrattato. Cuocete in forno per un'altra mezzoretta. Cinque minuti prima della fine della cottura aggiungete qualche tocchetto di mozzarella sulla superficie. Servite le melanzane calde ma non bollenti.


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16/08/16

Si ricomincia da qui, da una crostata di pesche


Ferragosto se ne è andato e con esso anche le mie ferie. Non sono state lunghissime, posso dire di essermi riposata ma non abbastanza, per riposarmi mentalmente mi sarebbe servito qualche altro giorno (si dice sempre così, ma a voler essere obiettivi due settimane passano in fretta). Però sono riuscita a leggermi ben tre libri in dieci giorni, deviando i miei pensieri altrove; attività che non facevo da un bel po', ma che ho felicemente ri-scoperto; è oltretutto un buon metodo per scacciare l'ansia. Ho alternato romanzi a riviste di cucina e questo ha riacceso la mia fantasia e mi ha fatto venire in mente un sacco di idee e una voglia matta di impastare! Mi sono però accorta di mancare da un bel po' qui sul blog; questo non per poca voglia di cucinare ma per una serie di sfortunati eventi che mi hanno impegnato un po' negli ultimi due mesi. Il peggio è passato, ho ripreso di nuovo possesso della mia casina e del pc per scrivere. 
Quindi si ricomincia, ma facendo un passo indietro, ovvero riprendendo un po' foto e ricette che avevo fatto a giugno. Comincio da questa crostata alle pesche, la ricetta più datata che rischia a breve di essere fuori stagione. :-) Mi ero addirittura dimenticata di averla fatta, ma poi la mia amica Ale ha pubblicato questa bontà qui la quale, oltre a confermare la nostra sintonia culinaria e la sua bravura, mi è servita da promemoria a questa mia testolina ultimamente un po' troppo ingarbugliata. 
   
Per la base ho scelto una pasta che ormai faccio spessissimo, quella dolce di Richard Bertinet. Oltre a ottenere una giusta dose di impasto (un po' più abbondante) non è troppo dolce e si bilanca bene con confetture e frutta.

INGREDIENTI PER LA BASE:
per 720g di impasto (*)
350g di farina bianca
125g di burro di buona qualità
125g di zucchero  semolato
2 uova e 1 tuorlo
un pizzico di sale

(*) è una quantità un po' più abbondante rispetto alle dosi classiche, se vi avanza potete sempre infornare qualche biscotto. ;-)

(**) se avete il burro già a temperatura ambiente riducetelo a tocchetti e lavoratelo con la farina con la punta delle mani.

INGREDIENTI PER IL RIPIENO:
marmellata di pesche (o altra) q.b.
2 pesche medie
altra frutta a piacimento (p.e. ciliegie, mirtilli)

 
PROCEDIMENTO:
Richard Bertinet mette il burro freddo tra due fogli di carta oleata e lo stende con il matterello così da ammorbidirlo mentre è ancora freddo. Lo utilizza così facendolo poi a pezzi con le mani mentre lo impasta con la farina e un pizzico di sale. Il tocco deve essere morbido, leggero, senza premere o fare forza. Come quando si distribuiscono le carte. Il burro così si disferà delicatamente ricoprendosi di farina. E' importante non lavorare troppo l'impasto. (**) A questo punto è possibile aggiungere lo zucchero e le uova. Continuate a mettere insieme gli ingredienti aiutandovi dapprima con un cucchiaio e successivamente facendo pressione con i pollici. Trasferite l'impasto su un piano di lavoro e completate il procedimento cercando di formare una palla omogenea o, come consigliato nel libro, una forma squadrata (più facile da stendere perchè non avrà i bordi slabbrati). Trovate il video di tutto il procedimento qui. Lasciate riposare l'impasto per almeno un'ora ma se possibile preparate la vostra pasta dolce la sera prima e lasciate riposare in frigo per tutta la notte. Se avete poco tempo va bene 15-30 minuti in freezer.
 


Una volta fatta riposare la pasta spostatevi su un piano di lavoro pulito e liscio, infarinatelo leggermente e cominciate a stendere il vostra panetto con il matterello stando attenti che la pressione sia regolare (altrimenti in qualche punto l'impasto sarà più sottile). Durante la stesura girate di tanto in tanto la pasta per evitare che si attacchi al piano e infarinate ancora se necessario (senza esagerare). Per trasportare l'impasto sullo stampo arrotolatelo sul matterello e adagiatecelo sopra. Sempre con l'aiuto del matterello rifilate la pasta in eccesso passandolo sopra la tortiera. Bucherellate il fondo e lasciate riposare in frigo un quarto d'ora. 
Tagliate le pesche a fettine sottili. Prendete la vostra base e farcitela  con un sottile strato di  confettura di pesche (se fosse fredda di frigo potete stiepidirla sul fuoco con un goccio d'acqua). Adagiate la frutta appena tagliata a raggio sopra la marmellata, se volete potete aggiungere qualche mirtillo (io anche ciliegie, ma quando l'ho fatta era giugno). 
Stendete la pasta avanzata dello stesso spessore della base che avete appena fatto. Con l'ausilio di una ruzzolina formate dei nastri e andate a decorare la vostra crostata. Se vi avanza ancora della pasta frolla formate un'altra striscia e passatela tutta intorno ai bordi. Infornate a 180° per una mezzoretta o comunque fino a doratura. Io gli ultimi minuti metto la cottura "solo sotto" per asscurarmi che la base non resti cruda (ognuno si regoli col proprio).  Lasciate raffreddare prima di servire.


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03/07/16

Una giornata all'Agriresort & Spa Fattoria i ricci, nel cuore del Mugello

Non so descrivere esattamente cosa provo quando penso al territorio in cui sono cresciuta, il Mugello. Di sicuro ogni volta che ci torno mi basta il primo angolo familiare a farmi spuntare un sorriso. Me ne sono andata da casa da Borgo San Lorenzo a settembre 2013 per traslocare a 100 km di distanza, vicino a lavoro. Mi ci voleva, un po' di indipendenza, il grande passo. Ma ultimamente, soprattutto da quando mi sono trasferita ben più vicina alla mia terra natale, la voglia di tornare si fa sempre più insistente, come se il Mugello fosse nella stanza accanto e ogni tanto una bambina mi parlasse attraverso la parete. Mi manca il verde, che prima vedevo tutti i giorni, mi mancano i viali alberati, quelli che da bambina mi accompagnavano a scuola nella vecchia Y10 di mamma e che seguivo scrupolosamente dal finestrino immaginando sempre qualcosa di nuovo. Sono sempre stata molto creativa. Per me la natura dettava le stagioni, soprattutto quando non avevo ancora idea di cosa fosse un calendario; ero talmente spensierata e distratta che mi accorgevo che era primavera se vedevo spuntare i fiori. Invece se mamma mi serviva la merenda in giardino e io scappavo con il piatto in mano dalle api, allora era estate.  
E quindi si, vorrei tornare in Mugello, che adesso vedo più bello e ricco. In qualche modo me lo sono posto come obbiettivo, ma quando cresci le variabili da considerare son tante e col tempo ho imparato a non dare retta esclusivamente alla mia irrazionalità. Il tempo, o meglio, la vita mi ha portato via una buona dose di entusiasmo e spensieratezza, è il momento di riprendere in mano le redini e di non lasciare che la parte grigia della quotidianità prenda il sopravvento, bisogna in qualche modo controllarla e indirizzarla nella giusta direzione e colore.
Ci sono tanti ricordi che mi legano alla mia terra: c'è un'infanzia spensierata, un'adolescenza non vissuta proprio a pieno, ma vissuta,  e una giovinezza affrontata con una personalità molto acerba. Non che adesso sia una vecchia, figuriamoci, ma porto con me molte più consapevolezze e una personalità dai contorni più decisi.
Talvolta noi crediamo di sentire la nostalgia di un luogo lontano, mentre in verità abbiamo nostalgia del tempo che laggiù abbiamo trascorso, quando eravamo più giovani e più freschi. In tal caso il tempo ci inganna, prendendo la maschera dello spazio.    Arthur Schopenhauer
Il tempo ci inganna, è vero, ma la nostalgia del tempo trascorso può far nascere desideri e delineare nuovi orizzonti. Ho deciso di utilizzare questo sentimento in maniera costruttiva, senza buttarmi giù (come spesso mi accadeva negli ultimi periodi), e adesso che il Mugello è più a portata di mano ho deciso di andarci ogni volta mi è possibile.



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15/06/16

Insalata di farro con verdure al forno


Ciò che adoro di questa stagione è la mia dipensa, sempre fresca e colorata. Il sabato mattina parto con la mia borsa di juta per andare al mercato a far rifornimento di frutta e verdura di stagione. Ci vado a piedi, in paese, ed è un'abitudine che mi piace tantissimo. Compro sempre due o tre sacchettate di roba, a volte anche di più, il che mi fa pensare spesso che forse ho esagerato, ma alla fine il venerdì dopo la dispensa piange sempre, il che vuol dire che le previsioni le so fare molto bene. 
Mi piace tornare a casa e sistemare i pomodori nella cesta, la frutta a riempire e colorare il centrotavola, i piani del frigo ordinati con tanti sacchetti di carta e non di plastica come quelli del supermercato. Poi tiro fuori la pasta madre per il rinfresco mentre mastico un pezzetto di schiacciata presa al forno (ecco, questa potrei risparmiarmela ogni tanto e prendere esempio dalla mia amica Ale). 
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